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Rural Festival, la biodiversità va in scena

Il RURAL FESTIVAL mette in scena i prodotti e le storie di decine e decine di agricoltori e allevatori dell’Emilia-Romagna, Toscana e (da quest’anno) Liguria. Sono i custodi della “biodiversità agricola”:  preservano e ripropongono antiche sementi vegetali e razze animali. Sabato 8 e domenica 9 settembre 2018, a Rivalta (Lesignano dei Bagni, Parma) il RURAL FESTIVAL dà la possibilità di assaporare i frutti della biodiversità e di parlare con le persone che hanno fatto della biodiversità la loro missione.

Genius Faber ha intervistato Claudio Barusi, coordinatore del RURAL FESTIVAL.

Abbiamo già brevemente detto in che cosa consiste il RURAL FESTIVAL. Ci dica, invece, cosa non è.

Il RURAL FESTIVAL non è una rievocazione folkloristica di vecchi mestieri, ma un momento completamente dedicato alla biodiversità agricola. Quindi, antichi prodotti (sementi, razze) recuperati e lavorati in modo nuovo. Nuovi approcci al mondo agricolo, nel rispetto dell’etica e dell’ambiente.

Quando e come è nato il RURAL FESTIVAL?

Circa 10 anni fa. Noi nasciamo come azienda industriale, ma abbiamo sentito la necessità di utilizzare parte dei profitti per intraprendere una nuova missione. Potevamo continuare a fare semplici azioni di beneficienza, ma abbiamo sentito l’esigenza di restituire al territorio un valore aggiunto. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare il professor Enzo Melegari, proveniente da un istituto tecnico agrario, che ci ha raccontato la biodiversità, affascinandoci e contaminandoci. Abbiamo iniziato a scoprire la criticità della biodiversità, ovvero la progressiva perdita di questa nostra ricchezza, e ci siamo quindi, dedicati a questo mondo che si stava perdendo. Così è nato il primo RURAL FESTIVAL, organizzato la prima volta nella nostra stalla senza nemmeno sapere quanta gente sarebbe arrivata. A fine evento, tutti i banchi dei vari produttori erano vuoti e l’affluenza è stata di circa 25.000 persone. Da allora abbiamo fatto parecchia strada e siamo arrivati alla 5° edizione.

Il RURAL FESTIVAL è soltanto un’esposizione di prodotti?

No. Le persone e le loro storie hanno davvero un’importanza centrale nel nostro progetto. In realtà, in alcuni casi abbiamo persino dovuto fare molto in fretta per riuscire a preservare la ricchezza che si sta perdendo. Siamo infatti in presenza di alcuni mestieri portati avanti da persone ormai anziane. Faccio un esempio, abbiamo conosciuto per caso un signore di 90 anni che ancora alleva i bachi da seta. Venuto a conoscenza del nostro progetto di messa a dimora di più di cento alberi di gelso (foglia di cui si nutre il baco da seta) ha esclamato con le lacrime agli occhi: forse allora posso ancora tramandare qualcosa”. Anche lui sarà uno dei protagonisti del RURAL FESTIVAL ed estrarrà il filo di seta dai bozzoli con il metodo tradizionale.

Il progetto RURAL intende rivolgersi ai nostalgici o è anche una proposta economico-imprenditoriale per i giovani?

Rispondo citando un nostro incontro di stamattina, in cui dei dirigenti di una catena di grande distribuzione sono venuti a chiederci di poter creare un corner con i nostri prodotti nei loro supermercati. Questo è molto significativo, perché dimostra che la qualità sottesa alla biodiversità incomincia ad essere compresa e apprezzata da molti consumatori. Per noi è una grande soddisfazione! Ad oggi sono circa 45 i collaboratori di RURAL, siamo cresciuti tantissimo: partiti da Parma, ora siamo estesi in tre regioni.

I giovani sono pronti a intraprendere una vita dedita al lavoro della terra?

Sono molti più di quanto non si pensi. Organizziamo molti incontri durante l’anno con persone giovani che ci contattano per esplorare possibilità di collaborazione. Soprattutto, vediamo molte famiglie di allevatori e coltivatori i cui figli vogliono cambiare rotta, cambiare il modo di lavorare recuperando razze antiche e abbandonando gli allevamenti intensivi. Faccio un esempio. Vicino alla nostra fattoria opera una famiglia che ha mucche da latte per la produzione di Parmigiano Reggiano (quindi non sto parlando di biodiversità). Uno dei figli, che ci ha aiutati nella stalla per certo un periodo, ha capito che tipo di opera stavamo facendo, si è staccato dalla famiglia e ha avviato una piccola produzione di latte da 12 capi di questa razza antica di vacche. Allontanandosi da un’ottica di produzione industriale con 300 capi, ha compreso che anche con un piccolo allevamento e con un latte molto particolare può mantenere la sua famiglia vivendo una vita più che dignitosa. Tra l’altro, abbiamo avuto in questi giorni la conferma scientifica che una di queste razze che siamo riusciti a recuperare produce latte che contiene una proteina praticamente scomparsa dagli allevamenti intensivi degli ultimi 50 anni. Questa proteina serve a bilanciare l’allineamento delle cellule nei primi anni di vita dei bambini. Ciò che sto dicendo è scientificamente provato dal professor Vigo dell’Università di Milano (unico istituto che può effettuare la risonanza magnetica sul latte e avere quindi dati concreti e attendibili). Questo avrà un’enorme risonanza all’interno del dibattito sull’importanza della biodiversità.

Un rinnovato rapporto con il territorio e con l’ambiente, quindi. Qual è la visione per il futuro di questi luoghi? Il PARCO RURAL può essere una risposta?

Sì. Chi ci ha seguito negli ultimi 6 anni ha iniziato a cambiare visione tenendo in ordine i terreni e riducendo drasticamente l’utilizzo di diserbanti. Ha cominciato a pensare in modo completamente diverso. Lo vediamo nelle analisi di salubrità delle api del territorio, che da morenti quali erano prima sono tornate ad essere forti e sane. Stavamo ormai perdendo la Ligustica, un tipo di ape regina massacrata dai diserbanti; ora nei nostri territori è al sicuro.

Si può dire che RURAL sta cercando di organizzare la spontaneità, nel senso di dare una regia alle tante iniziative presenti?

Sì, ma ci teniamo a sottolineare che noi non vogliamo essere dei registi. Preferiamo stare un passo indietro senza essere i capifila. I veri protagonisti sono queste persone che si alzano alle 4 del mattino e passano le giornate nei campi. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere una disponibilità economica iniziale, e abbiamo voluto restituire alla comunità un po’ di questo successo. Inizialmente tramite fondi, poi aiutando concretamente tutte queste persone. Ciò che riceviamo in cambio è la grande soddisfazione di contribuire all’affermazione di un’agricoltura e di un’economia più autentiche e rispettose dell’essere umano e dell’ambiente.

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