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Portami oltre il buio. In viaggio con Giorgio Boatti

Boatti

In questa vita stretta tra l’assedio della crisi e i cambiamenti, che fanno capire che niente sarà più come prima, dove sta il filo che divide l’essenziale dal superfluo? Il nuovo dal vecchio?

Giorgio Boatti

Partito alla ricerca dell’essenzialità, Giorgio Boatti incontra persone, imprese, esperienze collettive e ricerche solitarie. Per arrivare alla sua mèta procede a piedi, facendo suo il motto dei monaci: solvitur ambulando, camminando si risolve.

Al suo fianco, scopriamo storie. Quella del capostazione diventato imprenditore, che ha inventato la linea ferroviaria circolare per collegare Milano e Torino. L’intuizione circolare è finita strangolata dal cappio di burocrazia, ma il muovere di Boatti invece non deraglia e incontra il corso di Alberto Vanderbilt Cavalli, che al Politecnico traccia i mestieri dell’arte imperniando ogni lezione sulla testimonianza di qualcuno che conosce un particolare aspetto della bellezza italiana. Si imbatte poi nel Museo Internazionale della Ceramica in Faenza, facendoci scoprire che questo tipo di eccellenza italiana rappresenta cinque miliardi di export realizzato negli scambi commerciali.

Il viaggio è appena all’inizio ma ormai ci siamo resi conto che a unire i punti del percorso di Boatti non è uno sforzo agiografico volto alla celebrazione di un Italia disegnata a tinte pastello, bensì il metodico elencare e appuntare dell’esploratore che nella sua ricerca annota i caratteri e le specie con la precisione e la pazienza dello scienziato naturalista. A essere mappato è quel nuovo, così difficile da afferrare, fatto di beni immateriali ma capace di costituire intere città. Si tratta, come annota l’autore, di “creatività, relazioni, attitudini, esperienze, gusto per il cambiamento e apertura agli altri, elementi che sempre più in futuro saranno rilevanti. Più importanti, nel rilancio di un territorio, persino delle cose che si toccano, si comprano e si vendono”.

Ecco, il lavoro di Boatti rende visibile quel patrimonio immateriale che per noi è il genius faber, un modo di fare legato all’essere che trasforma il lavoro e ogni altra attività in stile di vita. E se talvolta questo patrimonio sembra essere messo in fuga dall’avanzata degli immani non-luoghi del consumo, ecco che poi lo si ritrova rappreso e vitale lungo le strade statali, direttive che innervano ancora un’Italia di provincia capace di scrivere non solo la storia ma anche il canto di una cultura e di una tradizione, un modo di lavorare che sostiene la nazione, malgrado tutto.

Ora il cammino di Boatti prosegue sulla Ravegnana, una delle vie che si portano ancora addosso nomi da miracolo economico, e lungo le quali il miracolo si avvera, prendendo corpo nella forma più significativa della convivialità. Questa volta l’autore cita Primo Levi per ricordarci che “di quella convivialità abbiamo disperato bisogno perché è frutto non solo di squisitezza dei cibi, ma contiene i legami dell’armonia, fatta di amore per la vita”.

Comune di Seggiano

Proseguiamo ancora il cammino tracciato dalle pagine e arriviamo a Seggiano, il paese dell’ulivo sospeso, le cui radici ramificano nel vuoto di una cisterna. Gli scienziati le studiano per comprendere le connessioni che ne regolano una forma di intelligenza vitale.

Ci fermiamo qui nel resoconto per lasciare al lettore il piacere di procedere oltre, ma anche perché come in ogni viaggio che si rispetti, sotto questo ulivo abbiamo fatto un incontro. Si tratta di un altro testo, che in comune con quello di Boatti ha la capacità di farci vedere oltre il buio. Si tratta de Il respiro di Gorgona, un testo in cui viene del tutto esplicitato lo sguardo scientifico dell’autore, Marco Verdone, il medico dell’isola-carcere che per anni ha curato con rimedi omeopatici gli animali allevati dai detenuti.

Isola di Gorgona

Un giorno, il medico si è trovato a ragionare con i detenuti sull’opportunità di tagliare un pino marittimo, colpevole di essere di intralcio nella costruzione di una tettoia.

Nel libro il medico ha spiegato ai detenuti le stesse ragioni che oggi gli scienziati stanno dimostrando a Seggiano: le piante hanno memoria, sono intelligenti socievoli comunicative e hanno persino coscienza di sé. Il loro cervello è situato nelle radici.

Alla fine, l’albero di Gorgona non è stato tagliato, e gli uomini dell’isola si sono ingegnati a trovare una soluzione a partire da un diverso punto di vista: forse erano loro a creare un problema all’albero, e non il contrario.
A noi piace pensare che le radici di quel pino si siano allungate fino a incrociare quelle dell’ulivo sospeso.

Parleremo in un prossimo articolo di Gorgona e della storia di uomini, animali e omeopatia dell’ultima isola-carcere italiana. Per ora prendiamo congedo da Boatti con un ultimo sguardo alla bella copertina e a quel titolo, Portami oltre il buio, che a prima vista sembra una richiesta rivolta a qualcuno, ma al termine della lettura suona più come un invito che ognuno può rivolgere a se stesso, alla sua ritrovata unità, al rinnovato desiderio di scrivere un nuovo capitolo di italianità.

Far bene le cose fa stare meglio perché ogni gesto corrisponde al senso dell’azione che stai facendo, al compito che ti sei assunto. Non c’è la finzione, la menzogna che spacca in due la persona, dalle piccole alle grandi cose.

Lettera 22

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